Keep your reality away from me.

1 nota

Aria.

Mi sono appena resa conto che le parole che fanno più male non sono quelle che vengono dette dagli altri. Quelle possono ferire, è vero, ma fino ad un certo punto.

Le parole che fanno più male sono quelle che tu stesso scegli con cura, che selezioni in modo attento prima di consegnarle all’altro. E’ difficile esprimere a parole un sentimento, quindi lo fai con tutta l’attenzione possibile, perchè sai che non hai altre possibilità, non puoi sbagliare. Una parola fuori posto e hai bruciato l’occasione. Speri che arrivi il tuo esatto pensiero, che arrivi al suo cuore, al cervello, ad un qualsiasi organo in grado di cogliere qualcosa.

E invece c’è un muro.

Un muro che respinge ogni cosa, ogni tentativo di toccare con mano ciò che c’è dall’altra parte. E alla fine arrivi a chiederti se dall’altra parte c’è qualcosa, se ha senso stare lì ad urlare. Perchè speri che urlando la voce arrivi, in qualche modo. Magari è un fatto di volume, e non che le tue parole siano volontariamente lasciate lì abbandonate, nell’aria, da un interlocutore assente, sordo.

Incomunicabilità.

E’ questo il dolore più grande. Vorresti afferrare la sua testa con le mani, stringerla forte e urlargli di sforzarsi, di provare a capire cosa cazzo stai dicendo, di non allontanarsi, di restare lì con te e provarci, per una volta. Ma lo sguardo è perso, ti passa attraverso senza guardarti.

E ti senti Aria.

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